Il sito archeologico di Botromagno o Petra Magna

Sito archeologico Padre Eterno
Sito archeologico Padre Eterno

La civiltà a Gravina in Puglia è nata quando i primi abitanti che popolavano le caverne nelle insenature del burrone “la Gravina” si trasferirono sul colle Petra Magna, a ovest della città moderna. Da lì fu molto più facile difendersi, organizzarsi in città, reperire le risorse necessarie per vivere e comunicare con i centri abitati limitrofi.

Nacque la città di Sidion, ponte per gli scambi commerciali tra Oriente e Occidente. I greci permisero che diventasse un centro urbano importante, al punto da arrivare a coniare una propria moneta: le testimonianze di questo rilevante periodo storico le trovi al Museo della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi, che conserva una collezione numismatica che va dal VI secolo a.C. fino al Regno d’Italia.

Sidion occupava la cima del colle Petra Magna, e si estendeva sul pendio e sulla pianura circostante. Era circondata da mura e, come tutte le importanti città greche e romane, la zona abitata era separata da quella pubblica, con strutture adibite a usi civili, religiosi ed economici; i luoghi di sepoltura erano presenti dentro e fuori le mura.

Il sito archeologico di Botromagno (meglio detto Petra Magna) ha restituito molti reperti di alta qualità. Sono stati recuperati vasi, attrezzi agricoli, utensili domestici, gioielli, monete, armi di epoca greca e romana. Dai reperti rinvenuti si riesce a capire che fin dal periodo greco la città era costituita da diverse classi sociali, questo conferma l’importanza di questo centro.

Sidion, nel IV secolo a.C., era parte di una fitta rete commerciale, che comprendeva altre città importanti della Magna Grecia: Taranto e Metaponto. I romani, giunti alla fine del IV secolo a.C., incendiarono Sidion e imprigionarono i suoi abitanti, ma il centro rimase attivo: la città prese il nome di Silvium e diventò una stazione militare posta sulla via Appia che l’esercito romano utilizzava per rifornirsi.

Purtroppo, i tombaroli sono stati i primi a capire il valore del Parco archeologico di Botromagno, e fin dal XIX secolo, ma con maggior brutalità tra gli anni ’50 e ’70 del XX secolo, hanno saccheggiato quest’area e disperso testimonianze storiche di rilievo.

Dal 1966 prestigiosi istituti di ricerca britannici e canadesi hanno studiato questa terra e poi rivelato alla comunità accademica la sua importanza. È solo grazie al loro lavoro se i cittadini di Gravina in Puglia sono oggi consapevoli della propria storia.

I reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi degli anni ’70 e ’90 sono conservati nel già citato Museo della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi; il Museo Civico Archeologico, invece, accoglie circa trecento reperti, rinvenuti per la maggior parte in tombe dei secoli VI-III a.C. e documentano le diverse categorie sociali di quel periodo.

La prima area archeologica scavata dai ricercatori si trova ridosso del burrone, a pochi passi dalla chiesa-grotta affrescata Padre Eterno, dalla quale prende il nome il sito archeologico: il 2 settembre 1988 fu rinvenuta una tomba del IV secolo a.C. con 46 pezzi di corredo, che comprendeva un cratere a figure rosse e altri vasi, frammenti di bronzo, un elmo da parata e molte terrecotte. Però, la scoperta che sorprese di più i presenti fu uno scheletro di un uomo in posizione semi-rannicchiata di oltre quarant’anni e alto 1,75 metri.

Le tombe risalgono a non prima del VII secolo a.C. e sono scavate nella roccia. Sei sono in serie monumentali e facevano parte di un recinto funerario. Al loro interno c’erano oggetti di maggiore pregio rispetto a quelli ritrovati nella altre tombe, e potevano essere solo di aristocratici o persone più in vista nella società.

I defunti venivano sistemati in posizione fetale o supina, sempre con le gambe contratte e le braccia poste sull’addome. Solo a partire dal IV secolo a.C. si cominciò a seppellire i defunti in posizione supina e con le gambe distese: sul sito Padre Eterno sono presenti rari casi di questa tipologia di sepoltura.

Padre Eterno era anche una zona abitata e con luoghi di culto: le prime tracce della presenza umana risalgono all’Età del Ferro. Sul sito sono presenti delle buche scavate nella roccia dove, durante i secoli IX-VIII a.C., venivano inseriti dei pali portanti per capanne.

Nell’area della Necropoli forse era presente anche un quartiere artigianale: sono state trovate cisterne, canalizzazioni, acquedotti, pesi da telaio e fornaci.

Il sito Padre Eterno è ai piedi del colle Petra Magna e si estende per 1400 metri lungo il bordo ovest della Gravina, proprio nei pressi del santuario della Madonna della Stella e del ponte-acquedotto. È un posto affascinante. La Gravina fa da sfondo alla città antica che ha dato origine a Gravina in Puglia: un autentico connubio tra storia e natura.

In cima al colle Petra Magna ci sono le testimonianze del primo insediamento, che risale all’Età Neolitica. Ma alcuni raschiatoi, rinvenuti sul luogo, fanno pensare che l’uomo potrebbe aver abitato questa terra molto tempo prima, cioè nel Paleolitico superiore.

Al termine dell’Età del Bronzo immigrarono genti diverse dal Nord. Scoppiarono guerre, molti villaggi scomparvero e nacquero nuovi centri di aggregazione. In Puglia giunsero gli Iapigi, che diedero inizio alla produzione di ceramiche con motivi geometrici: lo stile è stato denominato Protogeometrico Iapigio.

A partire dal IV secolo a.C., con l’arrivo dei greci prima e dei romani poi, si venne a creare una situazione di forte instabilità politica. Un edificio importante fu abbattuto e le tombe “a semicamera” con interno dipinto furono sostituite con le tombe “a camera”.

Con i greci gli edifici a Sidion si arricchirono di colonne, rivestimenti in stucco e terrecotte policrome; i tetti vennero coperti con tegole e tra le decorazioni architettoniche apparve il Gorgone orrida: una maschera leggendaria greca, in grado di pietrificare i nemici. Si diffusero le tombe “a sarcofago” e “a pozzetto”, i corredi funerari erano ricchi di oggetti.

Lungo il pendio del colle sono ancora visibili le tracce della cinta muraria che dalla fine del IV secolo a.C. difendeva il centro abitato. È questo il periodo in cui la città emise moneta a leggenda Sidinon.

L’arrivo dei romani causò un impoverimento del centro. Le abitazioni lussuose vennero inglobate in strutture con ampi cortili, utilizzati per la trasformazione di prodotti agricoli e per l’allevamento; l’area di Padre Eterno fu poco frequentata e forse sfruttata solo come cava.

All’inizio del II secolo a.C. un terremoto distrusse tutte le strutture esistenti. La vita nel centro riprese solo sulla cima del colle, fino al I secolo d. C., quando una nuova distruzione sconvolse ancora la stabilità di Silvium.

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